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«Decreto Dignità», D.L. 3 luglio 2018 - art. 1 Occorre prestare attenzione altresì all’efficacia temporale delle nuove disposizioni. Ad oggi, come si è detto, la consueta disciplina resta inalterata, poiché il decreto legge deve ancora completare il proprio iter. La nuova disciplina entrerà in vigore il giorno seguente la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, data presumibilmente non lontana ma che oggi non è prevedibile. Da quel momento, rimarranno validi gli atti perfezionati sotto il vigore della vecchia (attuale) disciplina; mentre tutti i nuovi atti dovranno rispettare la nuova. Dal giorno di entrata in vigore della nuova disciplina, dunque, ogni nuovo atto dovrà attenersi alle nuove disposizioni: sarà quindi vietato pattuire proroghe oltre la quarta; un eventuale rinnovo dovrà rispettare le causali; un nuovo contratto potrà essere acausale per un massimo di 12 mesi; e così via. Mentre, ad oggi, un contratto a tempo determinato della durata di 30 mesi stipulato senza causale rimarrà valido; valido rimarrà pure un contratto prorogato oggi per la quinta volta; ecc. Pertanto, chi abbia necessità o utilità di agire con la maggiore libertà oggi disponibile dovrà affrettarsi. Trattandosi di un decreto legge la nuova disciplina sarà comunque «a scadenza»: entro 60 giorni, infatti, il Parlamento dovrà (se riterrà) convertirla in legge, mantenendone il testo inalterato o apportandovi delle modifiche. In questo secondo caso, come purtroppo spesso già accaduto, gli operatori dovranno districarsi tra tre discipline vigenti in un periodo ristretto: quella prima del decreto; quella del periodo corrente tra la sua pubblicazione e la conversione in legge; quella successiva.

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