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Corte di Cassazione, Sez. Lav.

L'acceso diverbio con il superiore gerarchico, finito in litigio per vie di fatto e con il responsabile aziendale al pronto soccorso costituisce giusta causa di licenziamento. La conclusione può sembrare ovvia ma la Corte d'Appello di Firenze aveva ridimensionato l'episodio ad un atteggiamento «un po' aggressivo» del lavoratore e aveva, quindi, annullato il licenziamento, ritenendo che la condotta dovesse essere censurata con una sanzione conservativa, in linea con le previsioni del contratto collettivo applicato. La Suprema Corte ha tuttavia ribaltato la decisione affermando che, da qualunque angolatura lo si voglia esaminare, il diverbio che conduca il superiore in ospedale a causa di un pugno al volto sferrato dal sottoposto giustifica il licenziamento in tronco. La reazione fisica e violenta del lavoratore alla reprimenda del superiore circa la mancata ottemperanza all'ordine di servizio, costituisce infatti, secondo la Corte, violazione del minimo etico, ossia di quelle elementari norme di civile convivenza che, nell'ambito di una comunità, devono potersi esigere da ciascuna persona.

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