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Corte di Cassazione, Sez. Lav.

Il dipendente che utilizza costantemente la connessione internet aziendale per fini personali può essere licenziato e la verifica dell'abuso tramite strumenti di controllo a distanza non è soggetta alle regole previste dall'art. 4 Statuto dei Lavoratori. Così ha deciso la Cassazione, confermando il licenziamento di un dipendente che si era connesso a fini personali per 27 volte, nell'arco di due mesi, restando collegato per 45 ore complessive. Licenziato per giusta causa (senza preavviso), il lavoratore ha ottenuto solamente la qualificazione del licenziamento in giustificato motivo soggettivo (con preavviso), in considerazione dell'assenza di precedenti e dell'esiguità del danno arrecato all'azienda. Naturalmente l'accertamento dell'abuso era avvenuto mediante strumenti di controllo a distanza dell'attività eseguita sui computer aziendali. La Corte tuttavia ha escluso la necessità del rispetto dell'art. 4, Statuto dei Lavoratori (preventiva autorizzazione amministrativa o sindacale) ritenendo che non si sia trattato di controllo sulla prestazione lavorativa ma di comportamenti illeciti capaci di ledere l'integrità del patrimonio aziendale, il regolare funzionamento degli impianti e la loro sicurezza. La Corte ha inoltre escluso che vi sia stata una violazione della privacy del dipendente poiché il datore di lavoro non ha analizzato quali siti siano stati visti durante la navigazione, non ha visto la tipologia di dati scaricati e non ha accertato se questi siano stati salvati sul personal computer ma si è limitato ad analizzare i dettagli del traffico di connessione, che non costituiscono dati personali, in quanto non forniscono alcuna indicazione in merito alla persona e alle sue scelte politiche, religiose, culturali o sessuali.

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