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Garante Privacy

Il Garante della privacy ha ritenuto illecito il sistema di gestione delle code adottato da Poste italiane poiché può consentire il controllo a distanza dei lavoratori che vi sono addetti: si tratta di un display luminoso installato sopra lo sportello che rende visibili i nomi degli operatori. A nulla sono valse le difese della società secondo la quale l'esposizione al pubblico del nome degli operatori, al pari dei cartellini sulla loro divisa, era funzionale a migliorare il rapporto con gli utenti; e che il sistema, costituendo uno strumento di lavoro, non soggiaceva alla necessità di una specifica informazione ai dipendenti poiché i dati raccolti dal sistema non erano utilizzati per la gestione del rapporto di lavoro. L'Autorità ha invece affermato che deve sempre essere rilasciata un'informativa completa ai dipendenti sul trattamento dei loro dati personali, adempimento cui Poste non aveva provveduto; ha poi evidenziato che i dati raccolti dal sistema, non erano proporzionati alle finalità aziendali e gli addetti alla sua gestione avevano accesso in tempo reale e in via continuativa, ai dati relativi a tutte le postazioni e a tutti gli operatori in servizio, in qualunque momento, presso un qualunque ufficio. Tali dati potevano essere raccolti e memorizzati e potevano essere estratti in report individuali. Il sistema non poteva pertanto essere qualificato quale mero «strumento di lavoro» indispensabile per rendere la prestazione ed era idoneo a consentire il controllo a distanza del lavoratore sicché avrebbe dovuto essere oggetto di accordo sindacale.

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