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Corte di Cassazione, Sez. Lav.

Il lavoratore sottoposto a stress al momento in cui ha firmato le dimissioni può ottenerne l'annullamento per incapacità di intendere e di volere. Nel caso esaminato, un geometra chiedeva l'annullamento delle proprie dimissioni perché rassegnate durante un grave stato di turbamento psichico. Il contesto lavorativo in cui era inserito era infatti fonte di stress e insoddisfazione per l'interessato, come deducibile delle patologie accertate dai medici curanti. Secondo la Suprema Corte, per aversi una situazione di incapacità di intendere e di volere idonea a costituire causa di annullamento dell'atto «non occorre la totale privazione delle facoltà intellettive e volitive, essendo sufficiente un turbamento psichico tale da impedire la formazione di una volontà cosciente, facendo così venir meno la capacità di autodeterminazione del soggetto e la consapevolezza in ordine all'importanza del gesto». Sussiste dunque incapacità naturale in presenza di uno stato psichico abnorme anche improvviso, transitorio e non patologico la cui prova può essere fornita con ogni mezzo.

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