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Somministrazione a termine: oltre i 24 mesi il rapporto si trasforma in tempo indeterminato presso l’utilizzatore

By 7 Novembre 2025Gennaio 20th, 2026No Comments

Corte di Cassazione, Sez. Lav.

Una lavoratrice, impiegata tramite contratti di somministrazione a termine per oltre tre anni presso la medesima azienda, chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con l’utilizzatore. La Corte d’appello di Brescia accoglieva la domanda, ritenendo che la reiterazione dei contratti di somministrazione avesse superato il limite massimo di 24 mesi previsto dal D.Lgs. n. 81/2015, con conseguente costituzione di un rapporto diretto con la società utilizzatrice.
La Suprema Corte ha confermato la decisione, chiarendo che il limite di durata di 24 mesi – introdotto dal decreto-legge 87/2018 – si applica anche alla somministrazione a tempo determinato e che il suo superamento comporta la conversione del rapporto in tempo indeterminato, non solo nei confronti del somministratore ma anche dell’utilizzatore.
La Cassazione ha altresì precisato che, ai fini del calcolo del limite, devono computarsi tutte le missioni, anche non continuative, svolte presso il medesimo utilizzatore, indipendentemente dal numero dei contratti formalmente stipulati e dalle eventuali causali sostitutive. La pronuncia conferma un orientamento volto a garantire la natura temporanea della somministrazione e a contrastarne gli abusi, ribadendo l’unitarietà del rapporto di fatto quando l’utilizzo del lavoratore presso la stessa azienda si protragga per un periodo eccedente il limite normativo.