Tribunale di Treviso
Una lavoratrice, caregiver prevalente del figlio minore con grave disabilità, aveva beneficiato per oltre un anno di un orario continuato che le consentiva di conciliare l’attività lavorativa con le necessità di assistenza. Dopo un lungo periodo di congedo fruito per assistere il figlio colpito da una grave patologia, al rientro in servizio si era vista assegnare un orario spezzato, era stata collocata per alcuni mesi in FIS a zero ore e aveva lamentato un complessivo peggioramento delle proprie condizioni di lavoro. La lavoratrice ha quindi adito il Giudice sostenendo il carattere discriminatorio delle decisioni aziendali.
Il Tribunale ha accolto il ricorso, rilevando che il nuovo assetto organizzativo incideva in modo particolarmente gravoso sulla possibilità di prestare assistenza al figlio disabile. Secondo il Giudice, quando un datore di lavoro modifica in senso peggiorativo condizioni che per lungo tempo hanno consentito la conciliazione tra lavoro e cura familiare, è necessario dimostrare l’esistenza di concrete ed effettive esigenze organizzative. In mancanza di tale prova, il provvedimento può integrare una forma di discriminazione indiretta, anche se non sorretto da un intento discriminatorio.
La decisione conferma che, nelle controversie in materia di tutela dei caregiver, assumono rilievo gli effetti concreti delle scelte aziendali. Per tale ragione il Tribunale ha ordinato il ripristino dell’orario precedentemente riconosciuto e ha condannato la società al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dalla lavoratrice.