Tribunale di Busto Arsizio
Il Tribunale di Busto Arsizio ha riconosciuto come discriminazione indiretta le dichiarazioni rese dall’amministratrice di un’azienda di moda, che in un evento pubblico aveva affermato di preferire uomini o donne sopra i 40 anni per ruoli di vertice, ritenendoli più stabili dal punto di vista familiare.
L’associazione ricorrente ha evidenziato che tali affermazioni, per il loro contenuto e la loro ampia diffusione, potevano dissuadere le lavoratrici più giovani dal candidarsi per posizioni di responsabilità. Il Tribunale ha accolto il ricorso, condannando l’azienda al risarcimento del danno e all’adozione di misure correttive, tra cui la pubblicazione della sentenza su un quotidiano nazionale e l’attuazione di un piano formativo per contrastare discriminazioni basate su genere ed età.
La decisione conferma che anche dichiarazioni pubbliche possono costituire discriminazione quando rafforzano pregiudizi che limitano l’accesso al lavoro su basi non meritocratiche.