L’art. 22 della Legge 5 dicembre 2025 n. 22 «Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese», prevede, tra le altre e diverse norme riguardanti vari comparti economici, una disposizione che modifica la disciplina del diritto del lavoro e integra la riforma del regime di Cassa Integrazione Guadagni entrato in vigore all’inizio dello stesso 2025.
Il Collegato Lavoro (Legge 303/2024), infatti, entrato in vigore nel gennaio del 2025 ha introdotto alcune novità sul tema della compatibilità tra Cassa integrazione e attività lavorativa, modificando a sua volta il D. Lgs 148/2015 che vigeva sul tema fino a quel momento.
La vecchia disciplina prevedeva una totale incompatibilità tra la Cassa Integrazione Guadagni e una nuova attività. Nel caso il lavoratore trovasse una nuova occupazione, anche a tempo parziale o per un periodo limitato, perdeva il diritto alla misura di sostegno al reddito secondo queste modalità:
- perdita totale della CIG in caso di lavoro autonomo o subordinato per un periodo superiore a sei mesi;
- sospensione temporanea del trattamento per la durata del rapporto, se subordinato pari o inferiore ai sei mesi.
La compatibilità tra CIG e nuova attività
L’attività lavorativa intrapresa dal dipendente in Cassa integrazione, oggi, non è necessariamente incompatibile con la misura, ma vi può convivere, a determinate condizioni:
- nei casi di compatibilità totale, la nuova attività si svolge in orari completamente diversi da quelli previsti per la Cassa integrazione guadagni.
- nei casi di compatibilità parziale, il trattamento di integrazione non spetta al lavoratore per le ore in cui svolge la nuova attività.
Lo scopo è avere totale trasparenza e, da una parte, consentire all’INPS di ridurre o non erogare un oneroso contributo, dall’altra di spingere i lavoratori a rimettersi nel circuito del lavoro.
Il nuovo provvedimento però stabilisce un onere di comunicazione ulteriore.
Il lavoratore dipendente che si trovi in regime di Cassa Integrazione guadagni e che voglia intraprendere un’altra attività, tanto come subordinato quanto come lavoratore autonomo deve ancora comunicarlo all’INPS, come già previsto, e anche all’attuale datore di lavoro.
La comunicazione preventiva all’INPS e al datore di lavoro
La comunicazione obbligatoria deve contenere alcune informazioni utili alla valutazione di compatibilità con la CIG. Se si tratta di lavoro dipendente:
- Reddito presunto annuale (lordo fiscale);
- Orario di lavoro settimanale;
- Eventuali caratteristiche dell’attività (ad esempio se agricolo, stagionale, etc.);
- Giornate di lavoro e ore giornaliere.
Nel caso si tratti di una attività di lavoro autonomo o parasubordinato, il lavoratore deve comunicare:
- la tipologia di attività;
- le date di inizio e fine;
- la partita IVA assunta per svolgere l’attività;
- se si tratta di lavoro autonomo o parasubordinato.
Le sanzioni per la mancata comunicazione all’INPS del lavoratore in CIG
La comunicazione deve avvenire in via preventiva, cioè prima di iniziare la nuova attività a pena di perdere, per decadenza, il diritto alla prestazione della Cassa integrazione oltre a possibili sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro che possono includere:
- richiami;
- multe;
- licenziamento,
a seconda della gravità dell’omissione e delle previsioni del Contratto Collettivo di Lavoro.
L’incentivo a rientrare nel mondo del lavoro e il sostegno al reddito
Con la nuova normativa, con l’obbligo di doppia comunicazione, al lavoratore si consente di la possibilità di conservare il diritto al trattamento economico che però viene sospeso per le sole giornate effettivamente lavorate nel nuovo impiego, indipendentemente dalla durata del contratto.
Lo scopo dichiarato di questa riforma è quello di garantire la trasparenza dei trattamenti di Cassa Integrazione Guadagni (CIG), per consentire di ridurre o rimuovere completamente l’onere di versamento delle somme previste dalla misura di sostegno al reddito e ammortizzatore sociale a coloro che trovano un nuovo inserimento nel mondo del lavoro.
La misura vuole essere un incentivo al lavoratore e, al contempo, una garanzia di sostegno per le giornate non lavorate.


