È approdato in Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto in materia di lavoro, già denominato «Decreto 1 maggio», in relazione alla sua data di entrata in vigore.
La norma interviene su tre direttrici principali:
- la determinazione di un salario equo;
- gli incentivi all’occupazione stabile;
- il contrasto alle nuove forme di sfruttamento lavorativo nell’economia digitale.
La contrattazione collettiva come parametro del salario equo
La contrattazione collettiva è indicata tra gli elementi qualificanti del provvedimento come strumento per la determinazione del c.d. «salario giusto». La norma fa esplicito riferimento ai contratti collettivi nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori più rappresentative sul piano nazionale.
Questo approccio assegna al sistema negoziale un ruolo centrale nella definizione del minimo retributivo senza introdurre un salario minimo legale in senso stretto. In sostanza, la norma recepisce in legge quanto la giurisprudenza ha già sancito da decenni.
L’introduzione di una norma di legge in materia porterà comunque con sé inevitabili adeguamenti interpretativi.
Incentivi per l’assunzione stabile di giovani, donne e lavoratori nel Mezzogiorno
Il decreto introduce un articolato sistema di esoneri contributivi destinati a promuovere l’occupazione con contratti a tempo indeterminato:
- Il bonus assunzione donne 2026 prevede un esonero contributivo del 100% fino a 650 Euro mensili per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate, con incremento fino a 800 Euro per le assunzioni nelle regioni della zona economica speciale unica per il Mezzogiorno.
- Il bonus assunzione giovani 2026 prevede invece l’esonero del 100% dei contributi previdenziali fino a 500 Euro mensili per 24 mesi per le nuove assunzioni di personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni, con limite elevato a 650 Euro nel Sud e nelle aree di crisi.
- Il bonus stabilizzazione interviene per la trasformazione di contratti a termine stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026, a condizione che la stabilizzazione avvenga entro il 31 dicembre 2026 e riguardi lavoratori under 35 mai occupati stabilmente in precedenza.
Le imprese dovranno verificare con attenzione il rispetto dei requisiti soggettivi e temporali per accedere agli sgravi, in attesa delle istruzioni operative di INPS e Ministero del Lavoro.
Il Decreto lavoro e il contrasto al caporalato digitale
Il decreto affronta per la prima volta in modo sistematico il fenomeno del caporalato attuato grazie allo sfruttamento di lavoratori i cui rapporti di lavoro sono gestiti da piattaforme digitali.
Si tratta di pratiche di intermediazione e sfruttamento lavorativo che si sviluppano attraverso App e Marketplace, note soprattutto per le recenti vicende legate ai rider impiegati per le consegne di pasti a domicilio.
Il provvedimento introduce misure dedicate al contrasto di queste nuove forme di sfruttamento legate all’economia digitale, terreno normativo ancora in larga parte inesplorato.
Il decreto entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le imprese sono chiamate a un’analisi tempestiva delle disposizioni per valutare le opportunità di accesso agli incentivi e gli adempimenti connessi.


