L’intelligenza artificiale (AI) ha attraversato una fase di crescita rapida e diffusa, toccando trasversalmente tutti i campi della vita e, di conseguenza anche i rapporti di lavoro.

Lavoro 4.0: cosa permette l’IA sul luogo di lavoro

L’AI nell’ambito lavorativo può migliorare produttività, qualità delle decisioni e controllo dei processi.
Alcune delle applicazioni più comuni includono:

  • automazione di attività ripetitive, riducendo errori e tempi;
  • analisi dei dati HR per selezione, sviluppo e gestione delle performance;
  • supporto decisionale nelle operazioni quotidiane e nei ruoli di controllo.

L’adozione dell’AI va comunque valutata da un punto di vista giuridico soprattutto in relazione ai dati che i sistemi raccolgono, come vengono trattati e con quali finalità e per quanto tempo.
L’aspetto più pregnante è valutare di chi sia la responsabilità per queste attività.

Quadro normativo: cosa devono sapere aziende e dipendenti

L’uso di sistemi AI implica trattamenti di dati personali. È fondamentale rispettare il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e informare, graduare e, se necessario, nominare un responsabile della protezione dei dati (DPO).

L’AI può intervenire nella sorveglianza e nel controllo dell’attività lavorativa. Gli strumenti AI che monitorano le prestazioni o i comportamenti devono rispettare i limiti legali e contrattuali.
È consigliabile definire chiaramente, nel contratto o nel regolamento interno, quali dati sono raccolti, per quale finalità e con quali garanzie.

Sistemi di valutazione delle performance o sistemi automatizzati di programmazione del lavoro devono essere adottati nel rispetto del c.d. «Decreto Trasparenza».

Gli algoritmi inoltre non devono alimentare pregiudizi (bias) che comportino trattamenti differenziati vietati, sulla base, ad esempio, dell’età, del genere, della nazionalità, della religione, delle eventuali condizioni di disabilità, ecc.

Affidare decisioni critiche all’AI ad esempio su salute dei lavoratori, sicurezza sul luogo di lavoro, può ingenerare responsabilità diverse tra datore di lavoro e dipendente. Le scelte umane restano fondamentali in ambiti sensibili.

Responsabilità e controllo dell’AI sul lavoro agile

L’AI può supportare ma non sostituire l’elemento umano nelle decisioni chiave che riguardano ad esempio l’attribuzione di obiettivi, la valutazione delle prestazioni, la gestione disciplinare.
L’AI può essere utile a integrare meccanismi di supervisione umana e a prevedere procedure di verifica delle decisioni automatizzate o a predisporre canali di reclamo o contestazione per i dipendenti.
L’azienda o l’ente datore di lavoro è tenuto a mappare i trattamenti di dati legati all’AI e ben farebbe a redigere e tenere aggiornate delle policies interne sull’uso di qualunque tecnologia applicata al controllo e al telelavoro.
Questo aiuterebbe a valutazione l’impatto sulla protezione dei dati (DPIA)e i rischi per i diritti e le libertà dei dipendenti.

Il personale dipendente e l’AI utilizzata sul luogo di lavoro

Dal canto suo il personale dipendente dovrebbe verificare quale tipo di dati viene trattato dall’IA e per quali finalità, come viene immagazzinato e per quanto tempo. È necessario che il dipendente sia informato sui propri diritti, su come esercitarli e su chi sia il responsabile del trattamento.
Le procedure interne dovrebbero consentire di segnalare eventuali anomalie o sospetti pregiudizi (bias) in modo formale.
Inevitabilmente la cornice giuridica continuerà ad evolversi con linee guida tecniche e norme specifiche sulla responsabilità degli algoritmi, sull’uso etico e sulla protezione dei dati.
Un approccio prudente, orientato alla trasparenza e al controllo umano, resta la chiave per sfruttare l’IA in modo lecito ed efficace nel rapporto di lavoro.

Shadow AI e controllo

Chiamata la Shadow AI o l’”AI ombra”, consiste nell’uso di strumenti generativi impiegati senza regole chiare o autorizzazioni ufficiali, che creano una zona grigia operativa all’interno dei processi aziendali.
A differenza di semplici app non autorizzate, questi sistemi possono processare grandi quantità di dati, anche sensibili, per prendere decisioni operative.

Da una indagine della società di recruiting La Fosse:

  • Il 73% dei dirigenti ha caricato informazioni aziendali riservate in strumenti di IA generativa; tra i dipendenti junior, 42%.
  • Oltre la metà ha preso decisioni basate sull’IA senza competenze tecniche adeguate.
  • Il 93% riconosce di aver ricevuto output da dati imprecisi forniti all’algoritmo.
  • Il 78% usa l’IA per compiti che non saprebbe svolgere autonomamente.

Le conseguenze pratiche di questo uso non regolamentato si riflettono nella risposta che il 40% degli intervistati ha fornito, segnalando errori operativi, danni reputazionale o decisioni sbagliate legate all’uso non controllato dell’IA.

La mancanza di regole aumenta rischi di gestione dati, responsabilità, privacy e governance.


di Vincenzo Fabrizio Giglio