Mobbing sul lavoro

Mobbing sul luogo di lavoro: la Suprema Corte ribadisce i confini della responsabilità del datore

By 30 Settembre 2025Febbraio 13th, 2026No Comments

Corte di Cassazione, Sez. Lav.

Una lavoratrice aveva convenuto in giudizio la propria azienda, lamentando di essere stata vittima di una serie di comportamenti vessatori e mortificanti protrattisi nel tempo, tali da integrare una condotta di mobbing. Il Tribunale aveva accolto parzialmente la domanda, riconoscendo la responsabilità datoriale e disponendo il risarcimento del danno biologico e morale. La Corte d’Appello, invece, aveva riformato la decisione, escludendo la sussistenza del nesso eziologico tra la condotta denunciata e il danno lamentato.
La Suprema Corte, adita dalla lavoratrice, ha confermato l’impostazione della Corte territoriale, ribadendo che la configurabilità del mobbing presuppone una pluralità di comportamenti sistematici e reiterati, diretti a emarginare o mortificare il dipendente, con intento persecutorio, e che tale intento deve essere rigorosamente provato. La semplice conflittualità interna o la sussistenza di comportamenti inopportuni, ma isolati, non sono sufficienti a fondare il risarcimento.
La Cassazione ha così riaffermato che il danno da mobbing richiede la dimostrazione congiunta della condotta del datore, dell’evento lesivo e del nesso causale, oltre alla prova dell’intento vessatorio, che non può essere desunto in via presuntiva da meri episodi di tensione o da decisioni organizzative legittime.