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Maternità e paternità

Stai per diventare genitore, o lo sei già da poco, e non sai quanto dura il congedo, quanto ti spetta o se puoi essere licenziato in questo periodo? Sei nel posto giusto. In questa sezione trovi articoli, sentenze e risposte concrete su congedo di maternità, paternità e parentale: dalla durata al calcolo dell’indennità, dalla protezione dal licenziamento ai casi più particolari.

Congedo di maternità obbligatorio: quando inizia e quanto dura

Il congedo di maternità obbligatorio dura 5 mesi complessivi, normalmente un mese prima del parto e quattro dopo, ma puoi scegliere di lavorare fino al giorno prima della nascita e usufruire dei cinque mesi interi dopo il parto, se il medico competente e il ginecologo attestano che non ci sono rischi per la tua salute e per quella del bambino. La decorrenza si sposta automaticamente in caso di parto anticipato o ritardato rispetto alla data presunta, senza che tu debba fare nulla: i giorni non godibili prima del parto si aggiungono al periodo successivo. Durante questo periodo hai diritto a un’indennità pari al 100% della retribuzione media globale giornaliera, erogata dall’INPS, spesso anticipata in busta paga dal datore di lavoro che poi si rivale sui contributi dovuti.

Congedo di paternità obbligatorio: i giorni che spettano al padre

Se sei un padre lavoratore dipendente, hai diritto a 10 giorni di congedo obbligatorio, retribuiti al 100% e utilizzabili anche non consecutivamente, dai due mesi precedenti al parto fino ai cinque mesi successivi. In caso di parto plurimo i giorni diventano 20. Questo congedo è autonomo rispetto a quello della madre: spetta sempre, anche se lei non lavora o non ne ha diritto. Se la madre manca, è gravemente malata, ha abbandonato il bambino o ha l’affidamento esclusivo, il padre può inoltre usufruire, in alternativa alla madre, del congedo di maternità residuo che lei non ha potuto godere.

Cosa rischia il datore che licenzia durante la maternità o la paternità

Dalla conferma della gravidanza fino al compimento di un anno di vita del bambino, il licenziamento della lavoratrice madre è vietato, salvo poche eccezioni tassative: colpa grave della lavoratrice, cessazione dell’attività dell’azienda, fine del lavoro per cui era stata assunta, esito negativo del periodo di prova. La colpa grave, però, non coincide con la giusta causa che normalmente legittima un licenziamento: la giurisprudenza la qualifica come un’ipotesi più severa, che tiene conto delle condizioni psicofisiche della madre e richiede una gravità della condotta superiore a quella sufficiente in circostanze ordinarie. Lo stesso divieto si estende, anche se con alcune differenze, al padre che fruisce del congedo di paternità.

Congedo parentale: chi può chiederlo e come viene retribuito

Oltre al congedo obbligatorio, entrambi i genitori possono usufruire del congedo parentale facoltativo, per un totale di 9 mesi tra i due, fino al dodicesimo anno di vita del figlio. Il trattamento economico non è uniforme: per alcuni mesi, nei primi anni di vita del bambino, l’indennità è più favorevole e progressivamente è stata rafforzata dalle ultime leggi di bilancio; per gli altri mesi scende al 30% della retribuzione, e dopo i sei anni di età del figlio, salvo redditi bassi, il congedo diventa non retribuito. Puoi distribuire i mesi liberamente tra i due genitori, anche contemporaneamente per periodi limitati, ma conviene programmarli con il datore di lavoro perché incidono sull’organizzazione del lavoro e, in alcuni casi, vanno richiesti con un preavviso minimo.

Le dimissioni in maternità e paternità: perché serve la convalida

Se ti dimetti durante la gravidanza o nel primo anno di vita del bambino, le tue dimissioni non producono alcun effetto se non vengono convalidate dall’Ispettorato del Lavoro: è una procedura pensata per verificare che la decisione sia davvero spontanea e non frutto di pressioni del datore. Senza convalida, il rapporto di lavoro resta in vita anche dopo la scadenza del periodo protetto: la mancata convalida non si sana con il passare del tempo, e potresti avere diritto alle retribuzioni per tutto il periodo in cui il datore ti ha considerata, a torto, già dimessa. Se è il padre a dimettersi nello stesso periodo protetto, non deve invece rispettare il termine di preavviso normalmente previsto, proprio per la natura particolare di questa fase.

Cosa rientra nel calcolo dell’indennità di maternità e paternità

Il calcolo dell’indennità segue regole proprie, diverse da quelle previste per la malattia, perché tutela un evento diverso: non una sospensione del lavoro per impedimento, ma la conservazione del livello retributivo che avevi prima del congedo. Nella base di calcolo rientrano integralmente la tredicesima e altre gratifiche periodiche, i premi e i trattamenti accessori che percepivi abitualmente, non solo lo stipendio base mensile. Se il tuo datore di lavoro o l’INPS calcolano l’indennità sulla sola retribuzione fissa, escludendo elementi che invece ti spettavano con regolarità prima del congedo, hai gli strumenti per chiedere la rettifica.

Le situazioni particolari: madri intenzionali, affido, autonome e riposi al padre

Alcune situazioni meno frequenti meritano attenzione a parte. Se sei la madre intenzionale in una coppia omogenitoriale, l’INPS ha riconosciuto il diritto al congedo anche a te, non solo a chi ha partorito. In caso di affido di un minore, il congedo di maternità si riduce a 3 mesi dall’ingresso del bambino in famiglia, indipendentemente dalla sua età. Se sei una lavoratrice autonoma con un reddito basso, l’indennità di maternità è stata estesa anche a te, con regole specifiche legate alla tua categoria. E se sei un padre la cui compagna non è una lavoratrice dipendente, ad esempio perché si occupa della casa, hai comunque diritto ai riposi giornalieri per la cura del bambino nel suo primo anno di vita: non serve dimostrare che lei sia impedita o malata, perché il valore del lavoro domestico è equiparato a qualsiasi altra attività.

Domande frequenti su maternità e paternità

Come funziona la maternità per il padre? Il padre ha diritto a 10 giorni di congedo obbligatorio retribuiti al 100%, utilizzabili dai due mesi prima del parto ai cinque mesi successivi, più 20 giorni in caso di parto plurimo. Se la madre manca, è gravemente malata, ha abbandonato il bambino o ne ha l’affidamento esclusivo, il padre può usufruire anche del congedo di maternità che lei non ha potuto godere.

Quanto dura la maternità e la paternità? Il congedo di maternità dura 5 mesi complessivi, di norma un mese prima del parto e quattro dopo, con possibilità di lavorare fino alla nascita e godere dei cinque mesi interi dopo. Il congedo di paternità obbligatorio dura 10 giorni, estendibili a 20 in caso di parto plurimo, e si aggiunge a quello facoltativo di entrambi i genitori.

Che differenza c’è tra congedo parentale e congedo di maternità e paternità? Maternità e paternità obbligatorie sono diritti distinti nei primi mesi dopo la nascita, con indennità piena. Il congedo parentale è invece facoltativo, condivisibile tra i due genitori per un totale di 9 mesi fino ai 12 anni del figlio, con un’indennità che scende progressivamente e che, dopo i 6 anni del bambino, in genere non è più dovuta.

Che cos’è il contributo maternità e paternità? Non esiste un contributo economico distinto con questo nome: durante i congedi per maternità, paternità e parentale i periodi non lavorati sono coperti da contribuzione figurativa, che conta ai fini del diritto e della misura della pensione anche se per quei mesi non hai versato nulla di tuo.

Hai dubbi sulla durata del tuo congedo, sul calcolo dell’indennità o pensi di essere stato licenziato illegittimamente durante la maternità o la paternità? Contattaci per una consulenza personalizzata.